VOLO LIBERO
UNIVERSALIA

        A V V I S O

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità'. Non può considerarsi pertanto un prodotto editoriale (legge n. 62 del 7.03.2001)



DIRITTO D’AUTORE
 
       E’ VIETATO

Senza il consenso dell’autore,
la riproduzione, anche parziale, la trascrizione, la diffusione o la commercializzazione delle opere qui pubblicate. Il tutto ai sensi degli articoli 1 – 2 e 171 della legge n.633 del 22-04-1941 e successive integrazioni. Per tali trasgressioni è prevista la sanzione penale.




Mimmo

logo2

Chi sono




P  A  N  T  A       R  E  I

Sei il visitatore n°...

            Annunci GratuitiForum Gratisphp nuke GratisBlog GratuitoAlbum §Gratuito

Si è detto

Agenda

Categorie

Link

Tag-board

scansione0006bis

logo2

Foto

IL PIROTECNICO IL PIROTECNICO
IL PIROTECNICO IL PIROTECNICO
IL PIROTECNICO IL PIROTECNICO
Vedi altri media

Credits

Box







moon phases
 


Meteo







premio Dieci e lode

32ce772ca265a10c5166d45b9cf82f4a[1]

assegnato da

Giuliana Argenio

 





Premio Arte y Pico

arte y pico

assegnato da

Tamango






Premio Weblog

brillante

assegnato da:

Acquamarina 67

 





Premio Weblog

brillante

assegnato da:

Maximo 67

 





Premio Weblog

brillante

assegnato da:

Sirablog

 





Premio Best Graphic Award

best graphic award

assegnato da

Tamango








Premio dell'amicizia

Premio_amicizia

assegnato da

Miele 2

 






          per i contenuti


      Premio per i contenuti

assegnata da

Tumbergia











      premio Arte Punto Vita


premio arte punto vita

assegnato da

Argeniogiuliana











    Premio Medaglia d'Oro


    MEDAGLIA

assegnato da

Antonietta Alessi











      premio Arte Punto Vita


premio arte punto vita

assegnato da

Maximo67










Premio dell'amicizia

Premio_amicizia

assegnato da

liuspike

 








premio dardos

assegnato da

Miele2

 






martedì, 03 novembre 2009 ore 02:31
 
   
ASTRONOMIA IN PILLOLE - STAGIONI ED IRRADIAZIONE SOLARE
 
 
 
 
 
Alcune statistiche evidenziano che un'altissima percentuale di studenti non conosce la dinamica che regola l'alternarsi delle stagioni nè come avviene l'irradiazione solare. Infatti, molti sono convinti che le stagioni e le relative temperature, siano determinate dalla distanza della Terra dal Sole, durante la sua orbita, nel senso che quando la terra sia più vicina al Sole venga riscaldata e viceversa ne subisca il raffreddamento quando ne sia lontana.

Ahimé, questa è una tesi assurda in quanto la Terra è più vicina al Sole proprio durante il periodo invernale!


Le cose stanno molto diversamente, in quanto l'avvicendarsi delle stagioni, correlato anche all'irradiazione solare, va imputato solo ed unicamente all’inclinazione dell’asse terrestre che non è perpendicolare al piano dell’orbita ma è inclinato di ben 23, 5°.

Questo fatto, genera uno strano fenomeno che cerco di spiegare ricorrendo alla grafica sottostante.

Infatti, nonostante che l’inclinazione della terra rimanga costante a 23,5° ci si accorge che per un effetto puramente geometrico, è come se tale inclinazione variasse pian piano durante il percorso dell'orbita terrestre, divenendo nulla nella parte centrale ed invertendosi poi, fino al massimo negativo di -23,5° nella direzione opposta.

In questo contesto, è come se la terra avesse una finestra rivolta verso il Sole, che a partire dal 22 dicembre, comincia ad aprirsi lentamente, fino a raggiungere l’apertura massima il 21 giugno (Estate).  Invece dal giorno successivo comincia a richiudersi lentamente fino alla completa chiusura del 21 dicembre (Inverno).

Da ciò si capisce che l’irradiazione solare cominciata già dal 22 dicembre, sarà massima al 21 giugno, pur se gli effetti del caldo, a causa di un'inerzia termica, si sentiranno maggiormente nei due mesi successivi di luglio ed agosto.

Fisicamente, l’inclinazione dell’asse terrestre fa sì che il nostro emisfero boreale si trovi inclinato di +23,5°  in estate, per cui i raggi solari sono più diretti e perciò più efficaci. In inverno invece, esso avrà un'inclinazione "virtuale" dalla parte opposta rispetto al  Sole (-23,5°) ed i raggi solari. in  tale situazione, saranno obliqui e meno consistenti.

L'emisfero australe, al contrario,  avrà una situazione invertita rispetto all'emisfero boreale. Infatti esso avrà i raggi del Sole più diretti nel mese di dicembre e più obliqui nel mese di giugno.

E' risaputo infatti che se volessimo passare un Natale al Sole, dovremmo andare nell'emisfero australe.

Osservando bene la figura sottostante, possiamo notare come nel solstizio d'estate sia pienamente irradiato il nostro emisfero, tanto che anche il Polo Nord è illuminato, mentre quello australe riceve una radiazione solare obliqua che non riesce nemmeno ad illuminare il Polo sud

Nel solstizio d'inverno invece, sarà  l'emisfero australe ad essere ben irradiato, tanto che anche il Polo Sud rimarrà illuminato mentre il nostro emisfero riceverà a sua volta una radiazione obliqua non capace di raggiungere ed illuminare il Polo nord.

Per non appesantire l'argomento, ho volutamente evitato di creare e postare un grafico per dimostrare  l'effetto geometrico - virtuale, relativo all'inclinazione terrestre, la quale, pur rimanendo costante (+23,5°) durante tutta l'orbita della terra,  in effetti, rispetto al Sole, crea un effetto di variazione continua che parte dai +23,5° e raggiunge i -23,5° e viceversa.

Penso sia sufficiente la grafica sottostante che riproduce le due massime posizioni contrapposte e  dove l'asse terrestre evidenzia la stessa inclinazione (+23,5°)   

Sono stato troppo pesante?  ... spero di no.

D. Ventre

 
 
 
stagioni11
 
 

P.link | Leggi i commenti (13)
Categorie: astronomia Grazie per i vostri commenti

 


giovedì, 15 ottobre 2009 ore 23:40
CHI SONO IO ?
 
 
Vedo dell’alba il fiorir,
 
al divenir del giorno,
 
ove lento di rosa
 
s’accende il fulvo orizzonte.
 
In tanto splendore cogito
 
di mia presenza il senso:
 
son un granello
 
 e stordito per tanta importanza.
 
Il mio piccolo mondo,
 
 d’infinitesimi mondi albergo,
 
in altro più grande convive,
 
 e così in infinita catena
 
finché spazio e tempo,
 
 ballando, in zero si fondono.
 
Son io di divin privilegio bersaglio
 
 o son solo io
 
che millanto per vero
 
dell’inconscio il desir?
 
                                                      
D.Ventre




(Riproposta)

P.link | Leggi i commenti (18)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


mercoledì, 30 settembre 2009 ore 01:15
 IL PIROTECNICO
 
 
Libererò
 
 energia colorata,
 
un vorticar di colori brillanti,
 
un metallico tuonar festoso e forte.
 
   Ti donerò una pioggia di stelle incantate…
 
   ed ancora t’innamorerai
  
del mio cielo.
 
D. Ventre
 

P.link | Leggi i commenti (16)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


domenica, 10 maggio 2009 ore 21:15




UN CARO SALUTO ED UN ABBRACCIO A TUTTI VOI

.....MANCHERO'  PER MOLTISSIMO TEMPO.....

(SONO ASSENTE PER FERIE) 


 



P.link | Leggi i commenti (19)
Categorie: Grazie per i vostri commenti

 


mercoledì, 15 aprile 2009 ore 22:09
RUOTA DI SCORTA

 
Pronti… si parte!
Ronza cheto il motore.
Bisbiglian tra lor quattro gemelle
e giocan correndo su vie a lor note.
In delirio sen vanno con alto regime,
gaie stridendo su nero bitume,
 ebbre tuffandosi in aria sconvolta
che leste fendon come turbine.
Ed io che faccio?
Mi dicon che son importante,
che son speciale e non faccio fatiche…
ma poi m’accorgo che l’aria mi manca,
ché mi tengon chiusa nel vano bagagli.
Mi tiran fuori solo per poco
e sol per fare d’altri le veci.
Crudel destino il viver nell’ombra,
ma questa è la vita a me assegnata.
In fondo, soltanto son io una ruota di scorta!
 
D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (15)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


lunedì, 09 marzo 2009 ore 01:17
 
L A    R I P R E S A
 
 
Innevate piramidi in diserto sconvolto.
Traciman l’acque da sponde spossate.
Marosi furenti scavan buche nell’imo
e vento sconquassa d’alberi chiome.
 
Uragani e tempeste violan mio cielo
e silente osservo disastri e sfacelo.
Una nenia accennata la pena sottace
ed invoglia a guardare un’ Iri lontana.
 
Tra nervosi meandri il verde s’asconde
ma ‘l gioco del tempo frena poi ogni speme.
Un semaforo giallo il rosso predice
e solo a suo tempo sarà verde brillante!
 
 
D. Ventre
 
 
 

BUONA PASQUA A TUTTI VOI
in pace e serenità
(lì  10-04.09)

P.link | Leggi i commenti (26)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 07 marzo 2009 ore 18:55

mimosa

 

Non una festa ma un giorno dedicato a tutte le donne perché sono il sale della vita.

A tutte  porgo virtualmente la mia mimosa.

 

Mimmo.

 

P.link | Leggi i commenti (4)
Categorie: ricorrenze Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 07 febbraio 2009 ore 17:03
2009
ANNO MONDIALE DELL’ASTRONOMIA
 
Questo è l’anno che l’ONU ha designato come anno mondiale dell’astronomia ed a tale iniziativa hanno aderito 99 Paesi e 14 organizzazioni internazionali.
Lo scopo è quello di invogliare i cittadini del mondo ad osservare il cielo, ad identificarsi nell’universo, ad ammirare la bellezza degli astri, a riflettere sulla vita dello stesso universo ed a regolarsi di conseguenza nelle attività giornaliere, in modo da non creare disastri ambientali e via dicendo!
Ovviamente non si tratta solo di un semplice invito rivolto ai cittadini del mondo, ma ciascun Paese aderente al detto progetto, porrà in essere varie iniziative, tutte intese a far conoscere l’astronomia ed anche gli scienziati che lavorano nell’ombra dei vari laboratori.
L’Italia, che a suo tempo è stata promotrice di questo progetto, è degnamente rappresentata, come nodo italiano, dall’Istituto Nazionela di Astrofisica   (INAF).
Per conoscere nel dettaglio le iniziative previste, basta collegarsi al sito della INAF che rimarrà costantemente aggiornato.
 
UN MIO PICCOLO CONTRIBUTO
 
RELATIVITA’   - Perché Einstein ?   ……. ma non è Galilei?
 
 
LA STORIA
 
Vi prego!… non sobbalzate dalla sedia se vengo a dirvi che il padre della RELATIVITA’ non è Einstein, come tutti asseriscono!
 
Molti hanno dimenticato che il Principio della Relatività è opera del nostro grande GALILEI !   
Dovrebbero vergognarsi gli Italiani che non hanno saputo difendere Galilei, a fronte di una marcata campagna  in favore di Einstein, posta in essere nel ventesimo secolo dai suoi connazionali e da altri studiosi che ahimé avevano dimenticato che molti anni prima c’era stato Galilei!
I sostenitori di Einstein infatti, furono capaci di pilotare l’immaginario collettivo, attribuendo al loro scienziato, l’appellativo di “Padre della Relatività”.
 
In Italia non vi fu nessuna reazione per opporsi a tale sconcio e cosa strana, lo fece la Cina!   Infatti, ancora oggi, se andiamo a leggere nei libri di testo della Scuola cinese, troviamo che viene indicato Galilei come il vero “Padre della relatività”. 
Sempre la Cina, nel quarto centenario della scoperta galileana sulla caduta di “piuma e martello”, ovvero l'eguaglianza fra massa inerziale e massa gravitazionale, rese omaggio al nostro scienziato con l’emissione di cartoline con la torre di Pisa e col francobollo con l'icona di Galilei.
 
Intanto apriamo un inciso e chiariamo subito che Einstein, fu e rimane un grande scienziato. All’inizio fu soprattutto un grande galileano, e seguendo i suoi insegnamenti riuscì a spiegare molti fenomeni. Peccato che successivamente, ed a torto, per 35 anni (1920 – 1955) ritenendo di poter fare a meno dei dettami di Galilei, pensò di privilegiare gli esperimenti, pur senza una solida teoria logico-matematica che li sostenesse, ed ovviamente non ottenne alcun risultato.
 
Ciò detto, mi corre l’obbligo di dare un cenno sul “Principio della Relatività” formulato dal nostro scienziato italiano.
 
Galilei disse che non sarebbe stato possibile misurare un effetto che dipendesse dalla velocità, a condizione che questa fosse costante.
 
Ciò significa che facendo un qualsiasi esperimento, a bordo di un veicolo che viaggiasse a diecimila km/h o facendolo su un mezzo viaggiante a 10 Km/h, o fosse persino fermo, si sarebbe ottenuto sempre lo stesso risultato! Quindi tutte le velocità erano da considerare relative poiché non avevano peso nel misurare un effetto.
 
  
Relatività: …ma cosa fece effettivamente Einstein?
 
Einstein, dal canto suo, tanti anni dopo Galilei,  riuscì a misurare la velocità della luce e ne  dedusse il "principio d'invarianza", nel senso che essa, nell'etere,  rimaneva costante  e perciò era da considerare una velocità assoluta  (300.000.000 m/s), ed in un certo senso in apparente contrasto col Principio enunciato da Galilei che considerava tutte le velocità come relative. Comunque fu lo stesso Einstein a chiarire che questa scoperta non inficiava il Principio galileano , che è tuttora valido ed immutabile!  Infatti, anche con questa velocità, essendo costante, non si sarebbe potuto misurare un effetto che dipendesse da essa. 
Quella di Einstein fu una grandissima scoperta, anche perché da quel momento in poi, era possibile definire il valore di ogni altra velocità, riferendola alla velocità della luce, con tutto ciò che poi avrebbe comportato la più precisa sperimentazione scientifica e le teorie conseguenti. Ovviamente quì parliamo della "Relatività ristretta" scaturita in parte da quella galileana. E' evidente quindi, che il primo scienziato che ha coniato il principio della relatività è Galilei, mentre Einstein ha poi approfondito il tutto in modo determinante.

Concludendo, diamo atto ad Einstein di aver fatto altre scoperte, pur partendo ancora da scoperte fatte da altri scienziati, ma dovremmo  ammettere che l’appellativo di “Padre della relatività” a lui attribuito, ha il sapore di un' usurpazione di titolo, vera e propria!
…..però, da Italiani, consoliamoci perché, almeno in Cina, i libri di testo scolastici indicano Galilei come il vero padre della relatività. 

 
NOTA:
Qualcuno potrebbe pensare che io mi sia inventata questa storia... ed io lo capisco perché non è semplice eradicare le nozioni che ci sono state inculcate, a torto od a ragione!
Tengo a precisare però che la mia tesi, che comunque si basa su dati di fatto riscontrabili nelle pubblicazioni galileane, è supportata a gran voce dall'insigne scienziato Antonino Zichichi, ben noto in ambito scientifico e non solo!
 
                                                                                                       D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (21)
Categorie: astronomia Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 17 gennaio 2009 ore 23:15
IL FIORE DELLA PASSIONE: UN FIORE MECCANICO?
 

passiflora 094

 
 
Durante la scorsa estate, trovandomi presso mia sorella, fui attratto da fiori bellissimi e molto particolari che ornavano la siepe di recinzione della sua villetta. Rimasi incantato e scattai qualche foto. Poi, guardando nel dettaglio questi fiori, ebbi la sensazione come se fossero artificiali, quasi meccanici.  Avevano troppi elementi geometrici!   Infatti, osservandoli bene, si può constatare che:
 
  • In ciascun fiore si nota una corolla di dieci  elementi (Cinque sepali , verdi nella parte inferiore e bianco con tendenza al verde molto chiaro nella parte superiore e cinque petali leggermente più piccoli dei sepali).
 
  • In posizione concentrica a detta corolla e sopra di essa, una raggiera di elementi filiformi, suddivisa a sua volta in cinque corone circolari contigue, di cui le tre più  grandi, ben visibili,  hanno rispettivamente i colori:  viola, bianco, ceruleo. 
 
  • Dal centro di questa raggiera fuoriesce uno stilo di oltre un centimetro, sul quale è agganciato, in posizione non terminale, un supporto a stella stilizzata, a cinque punte, sulle quali trovano posto, in modo geometrico, cinque elementi a pala d’elica (antere) , di colore verde nella parte superiore e di colore giallo ocra, farinoso, nella parte sottostante. Dette antere,  geometricamente affiancate, costituiscono un pentagono regolare. Per curiosità ho provato a far girare un’antera e sono rimasto di stucco quando ne ho constatato la rotazione per l’intero giro, senza che si danneggiasse.
La funzione di questi elementi è sfacciatamente quella dell’impollinazione in quanto gli insetti, ma soprattutto api e vespe, che vanno a suggere il nettare dal centro della corolla, sono costrette a strisciare lievemente sotto di essi che, fortemente intrisi di giallo nella parte sottostante, di fatto li macchiano di chiazze color giallo ocra. E’ stupefacente poi, come l’elasticita del perno di queste eliche, faccia in modo che esse non si danneggino anche quando un’ape od un grosso insetto scappi via urtandole in modo violento.
 
  • Nella parte superiore dello stilo appena cennato, trovano posto gli stigmi, tre elementi longilinei e ricurvi verso la corolla, posizionati magistralmente a 120° l’uno dall’altro.
 
 
Non sono un botanico e non sapevo di che fiore si trattasse, né potei avere lumi da mia sorella che a sua volta sconosceva il nome del rampicante che lo generava.
 
Oggi, finalmente sono riuscito ad effettuare la ricerca ed ora so che è identificabile nella Passiflora caerulea, un rampicante che proviene dai paesi tropicali ed in particolare dal Brasile.

Questo fiore viene identificato anche come “Fiore della Passione” in quanto i primi colonizzatori spagnoli videro in esso gli strumenti di tortura usati nella Passione di Cristo ed in particolare: la colonna della flagellazione rappresentata dallo stilo; la corona di spine identificata nella raggiera di elementi filiformi; i tre chiodi della crocifissione, individuati nei tre stigmi; la spugna imbevuta di fiele, rappresentata dagli stami. Alcuni asseriscono anche che la prevalenza del numero cinque, negli elementi cennati, voglia indicare le ferite subite da Gesù nella sua crocifissione.
 
 
 
Ho pubblicato questo post per condividere con voi la bellezza di questo fiore e la sua strana particolarità.


Passiflora caerulea
 
 
                                                                                                                                                                                                 D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (27)
Categorie: curiosità Grazie per i vostri commenti

 


domenica, 04 gennaio 2009 ore 22:16
                                         ABSIT  INIURIA  VERBIS

 
 
 
D’armi spuntate l’animo fere
 
infida loquela di fatue rivalse.
 
Pia illusione l’esser nel giusto!
 
L’ingiusto è l’emetter sentenze,
 
il dare condanne senza l’appello.
 
Fiato riprendi e respira se puoi,
 
scevro dall’odio rivedi l’errore.
 
Verbo non sia ad essere daga
 
né sia offesa a darti sorriso.
 
Chiudi la porta a sconce parole,
 
al piano ristai e scendi dal trono!
 
 
 
D. Ventre
 
 
Dopo i diverbi, i conflitti e le diatribe, non è raro il caso di una reazione che al di fuori di una sana critica, sconfina invece nell’offesa verbale. Siamo capaci di “copiare” l’insegnamento di Tito Livio che premette la lontananza dell’offesa dalle parole?
 

P.link | Leggi i commenti (18)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 19 dicembre 2008 ore 02:09
QUATTRO CALCI AD UN PALLONE…..
 
 
Quante volte abbiamo osservato un pallone durante una partita di calcio oppure l’abbiamo visto esposto in una vetrina di articoli sportivi? Penso che tutti, almeno una volta, lo abbiamo osservato anche un po’ incuriositi dalle sue particolari cuciture geometriche.
 
Sul pallone, in quanto sfera, esistono studi complessi che a loro volta sono stati veicolo per importanti scoperte anche in altri settori scientifici. Infatti, come nel pallone, i cui dati leggeremo in seguito, anche in campo fisico e nucleare, la scoperta di una struttura con 60 atomi di carbonio nei 60 vertici, portò i suoi scopritori ad avere il prestigioso Nobel per la Fisica. Grazie a questa scoperta è stato poi possibile costruire una terza classe dei composti del Carbonio e cioe: brillanti e grafite.
 
Ci sono stati persino alterchi tra matematici di grande livello. 
Cito ad esempio, il quesito di un problema matematico che, dato per elemento base una sfera, si chiedeva quale fosse il numero di sfere, tutte uguali ad essa, che potevano trovare posto sulla sua superficie, toccandone ovviamente un solo punto (fu chiamato il problema del “kissing number”).
 
Isac Newton asserì che il massimo numero di sfere che avrebbero circondato completamente la sfera da rivestire erano 12 ma di parere diverso, cioè 13 sfere, fu quello di James Gregory.
Questi responsi tuttavia non furono validati da adeguata e rigorosa dimostrazione.
 
Solo dopo 250 anni, nel 1953, i matematici K.Schutte e B. van der Waerden dimostrarono la tesi di Newton.
 
Orbene, torniamo al nostro pallone da football e chiariamo che esso è un poliedro “semiregolare” nel senso che la sua superficie è composta da poligoni regolari ma non dello stesso tipo. Infatti troviamo sia degli esagoni che dei pentagoni. L’”esplosione” su un piano, della superficie di un pallone, si mostra come nella figura sottostante, dove sono presenti 32 facce (cioè 20 esagoni e 12 pentagoni), nonché 60 vertici e 90 spigoli.
 
La formula di Eulero, per il pallone, dice che la somma del numero di facce più il numero dei vertici, meno il numero di “spigoli”, dev’essere due.
 
Infatti, nel nostro pallone constatiamo:
 
n. facce        32 +
n. vertici       60 =
totale =         92 –
 
n. spigoli      90 =
risultato =       2
 
 
A fronte di quanto esposto, non è che quasi ci dispiace quando prendiamo a calci un pallone?
 
                                                                               D. Ventre
 
 
 
N.B.: La figura seguente  riesce a dare un’idea di come è fatta la superficie di un pallone.
pallone esploso2jpg

  

P.link | Leggi i commenti (20)
Categorie: curiosità Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 22 novembre 2008 ore 01:47
MAESTRO….   MUSICA!!!
 
 
CURIOSITA’: - NOTAZIONE MUSICALE - L’antico “DO”
 
E’ capitato più di una volta che nella soluzione di qualche cruciverba venga richiesto l’antico nome del “DO” prima nota della scala musicale. Ovviamente la risposta è semplice per coloro che hanno studiato o studiano la storia della Musica, ma pensando di offrire un punto di colore a quei molti, non addentrati in materia, ho pensato di pubblicare questo post.
 
Premettiamo che gli albori della musica si perdono nei secoli e non stiamo qui a disquisire su tale complesso argomento,  invece saltiamo subito al periodo in cui la Musica si giova della rappresentazione grafica nel rigo musicale chiamato tetragramma (quattro linee e tre spazi), attribuito al monaco Guido d’Arezzo (991 – 1050 circa)  il quale era un grande teorico musicale.

Costui diede una svolta nell’insegnamento della musica ed infatti, oltre al detto rigo musicale, diede i nomi alle sei note che allora erano correntemente usate. Nella musica gregoriana infatti non era prevista la settima nota, ovvero la cosiddetta “sensibile”, cioè l’attuale “SI”, che invece subentrò in epoca successiva.  
 
Orbene, i nomi delle sei note furono ricavati prelevando la prima sillaba dei primi sei versi di un inno composto da Paolo Diacono (720 – 799)  in onore di San Giovanni.
In epoca successiva, come già detto, subentrò anche il nome della nota “SI” che invece è costituita dalle lettere iniziali di “Sancte Iohannes” (il settimo verso).

Ora, leggendo l’inno di seguito riportato, e prelevando la prima sillaba del primo emistichio, ci rendiamo subito conto che l’antico “DO” era chiamato “UT”. Peraltro, anche questo nome, nel XVII  sec. fu cambiato in “DO” da Giovanni Battista DOni il quale gli attribuì la sillaba iniziale del proprio cognome.
 
….e questa è la parte iniziale dell’inno in onore di San Giovanni:
 
UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestrorum
FAmuli tuorum
SOLve polluti
LAbii reatum
Sancte Iohannes
 
Per i più curiosi, traduco "ad sensum" :
 
Oh San Giovanni, affinchè i tuoi servi possano cantare a gran voce le meraviglie delle tue gesta, cancella il peccato dalle loro indegne labbra..
 
Spero di non essere stato indigesto nell’esposizione di quanto sopra.
 
                                                                                                D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (32)
Categorie: musica Grazie per i vostri commenti

 


giovedì, 30 ottobre 2008 ore 01:17
 
EUTANASIA

 
 
Di sola andata un biglietto

e torno ove spirito nacqui.

Leggero, senza fardelli,

senz’ali or posso volare…

e dipingo tra stelle e galassie

l’andare del tempo…

un tempo che non m’appartiene.

Impresso, lontano un ricordo

di visi spauriti e confusi.

C’è luce alla meta…

ho voglia di andare.

Ritarda il mio treno...

c’è sciopero anche stasera!

 
 
D. VENTRE

(N.B.:  Per favore non vi preoccupate perché  il soggetto della poesia non sono io ma un malato terminale in coma irreversibile.)
 

P.link | Leggi i commenti (25)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


giovedì, 16 ottobre 2008 ore 23:10

amore e psiche

AMORE E PSICHE  ---   ovvero: il senso della misura


Il mito di  AMORE E PSICHE  è insito nelle Metamorfosi di Apuleio, che sono ancor più note sotto il nome de l’ Asino d’oro (Asinus aureus), nome attribuitogli da Agostino d’Ippona.
Quest'opera, quasi unica come testo latino pervenutoci in modo integro, è composto da ben undici libri in cui si raccontano le infinite peripezie di Lucio, giovane di nobile famiglia, ospite in Hypata di Tessaglia, presso la famiglia del ricco Milone e di sua moglie Pànfila che era una maga.
Un giorno, avendo assistito di nascosto ad una magia di costei, che cosparsasi di un unguento era diventata un gufo ed era poi volata dalla finestra per fare una delle sue solite escursioni, volle imitare il gesto con la complicità di Fotide, la governante di Pànfila.
Purtroppo la complice sbagliò unguento e Lucio fu trasformato in un asino che tuttavia conservava tutte le doti psicointellettive umane.
Fotide, a quel punto, gli confidò che per poter ritornare allo stato umano egli doveva cibarsi di rose.
E’ così che Lucio va in cerca delle sue rose che tuttavia non riesce mai a trovare perché di continuo diventa soggetto e oggetto di tanti episodi tragicomici. Solo all’undicesimo libro riesce nel suo intento.
In uno dei tanti episodi, il nostro Lucio, o meglio il nostro asino, viene rapito dai briganti ed impiegato per trasportare la refurtiva appena rubata. Viene condotto quindi in una grotta in montagna, covo dei banditi, dove c’era anche la giovane Carite, pure lei già rapita dai briganti.
E’ in questo contesto che, durante l’assenza dei malviventi, l’anziana badante di costoro, racconta a Carite, e viene ascoltata anche dall’asino, la favola di Amore e Psiche.
Questo mito, quasi apice nel romanzo, ne costituisce la chiave per l’interpretazione di tutta l’opera, nel senso che, per certi versi, pone l’analogia tra Lucio e Psiche. Infatti, entrambi si fanno sopraffare dalla curiosità di scoprire ciò che a loro è vietato ed entrambi sono costretti a subire la deleteria contropartita della purificazione per raggiungere il loro fine.
Tutto ciò premesso, e per coloro che sconoscono questo mito, passo ad accennnarlo in modo molto sintetico.


AMORE E PSICHE


In una città un re aveva tre figlie tutte belle, ma la minore di nome Psiche, era talmente stupenda che non esistevano parole per descriverne la bellezza. Persino Venere ne era gelosa, tanto che indispettita, inviò il figlio Eros perchè la facesse innamorare dell’uomo più brutto che esistesse.
Eros invece, incantato da tanta bellezza, si confuse e fu così che una sua freccia gli sfuggì dalle mani e lo colpì ad un piede; la conseguenza fù che egli stesso s’innamorò della bella principessa.
A richiesta di Eros, Zefiro  trasportò Psiche su un monte, nei paraggi di un bellissimo palazzo, dove ella entrò e solo alla sera, appena assopita su un giaciglio, arrivò in modo silente Eros e la fece sua.
La condizione perchè tale rapporto potesse continuare, era che Psiche non avrebbe mai dovuto vedere il volto del suo sposo.
Ogni notte quindi sarebbe venuto Eros, che poi sarebbe andato via ancor prima dell’alba.
Così d’accordo, solo di notte i due  consumavano il loro amore e le cose andavano in modo meraviglioso.
In tutto ciò vi era comunque un problema! Psiche rimaneva sola durante tutto il giorno e si annoiava per cui chiese il permesso al suo amante di consentire alle proprie sorelle di farle compagnia.
Eros non si oppose ma la preavvisò che costoro avrebbero portato solo gravi problemi.
Infatti esse, invidiose, saputo che Psiche non aveva mai visto in faccia il suo amante, cominciarono ad istigarla dicendo che non vi era motivo per nascondere il proprio volto, quindi era evidente che costui era un mostro e qualche notte l’avrebbe anche divorata.
Psiche, così istigata giorno dopo giorno, alla fine si convinse che doveva soddisfare la propria curiosità e vedere in volto il suo amore, anche correndo il rischio di scoprire l'amara verità che le sorelle le raccontavano.
Una notte, mentre Eros dormiva, Psiche accese una lampada e si avvicinò. Vide così la figura meravigliosa del suo amante e se ne innamorò ancora di più, ma ahimé, una goccia d’olio bollente, caduta dalla lampada, ustionò il suo sposo che così si svegliò.
Il patto era stato violato! Eros andò subito via e Venere, saputo il tutto e inviperita per la febbre sopravvenuta ad Eros, ordinò ad Ermes di ricercare Psiche perché doveva essere punita.
Sentita la notizia, fu la stessa Psiche a presentarsi all’Olimpo, dove per prima cosa, fu frustata da Venere. Quindi, per ulteriore punizione, e per far salva la propria vita, fu sottoposta a delle prove umanamente impossibili da superare. Psiche per sua fortuna le portò a termine, grazie all’aiuto nascosto di elementi estranei, quali: colonie di formiche, l’aquila di Giove, una ninfa, ecc.ecc.
Infine Eros, che comunque amava Psiche, e che finalmente era guarito, venuto a conoscenza di quanto stava succedendo, e non potendosi rivolgere alla madre, si rivolse a Giove implorandolo di salvare la sua amata.
Giove, dal canto suo, non poteva rifiutarsi, in quanto anche lui, con le sue frequenti scappatelle amorose, era soggetto ad Eros, per cui fu ben lieto di riabilitare Psiche innalzandola così al rango di Dea.
A questo punto, i due amanti poterono ricongiungersi e sposarsi felicemente. Ebbero poi una figlia che chiamarono Voluttà.


NOTAZIONE

Tutto il romanzo ed anche il mito appena raccontato, hanno la cosiddetta “Morale della favola” e qui ci ricordiamo un po’ le ben note favole di Fedro.

Nel nostro caso la morale ci dice che:

Per un verso, non bisogna mai eccedere i nostri limiti umani e naturali, che ci sono consentiti, per non trovarci in situazioni critiche da cui è problematico uscirne.

Per un altro verso, è solo attraverso la sofferenza che si giunge alla purificazione ed a traguardi più evoluti dello Spirito. Infatti, attraverso la sofferenza, Psiche diviene Dea e Lucio, da asino, diviene uomo e ricerca il divino, facendosi poi iniziare al culto di Iside.

D. VENTRE
 

P.link | Leggi i commenti (18)
Categorie: letteratura Grazie per i vostri commenti

 


lunedì, 29 settembre 2008 ore 16:19


Il mio scopo nel trattare argomenti astronomici non è quello di voler insegnare in primis questa scienza, in quanto si presume che ciò già sia stato fatto dalla Scuola.Il fine che mi propongo è quello di completare l’argomento di dettagli importanti che spesso vengono ignorati e talvolta risultano completamente sconosciuti.


 
 
 
ASTROLOGIA - DI CHE SEGNO SEI?   (seguito)


 
I veri periodi astronomici dei segni zodiacali differiscono in modo macroscopico rispetto a quelli adottati dagli astrologi.
 
 
Nel post precedente ho parlato tra l’altro, della fascia zodiacale che Ipparco divise in 12 settori uguali, in modo che il Sole impiegasse lo stesso tempo nell’attraversare ciascun settore (circa un mese).
Gli astrologi, copiando questa suddivisione, hanno attribuito arbitrariamente alle persone nate nell’arco temporale di ciascun settore, l’identificazione del segno zodiacale in esso contenuto.
Essi non hanno pensato, evidentemente, che ogni settore si estende in latitudine per circa 83.000.000 di chilometri, mentre la costellazione in esso contenuta, non è geometricamente posizionata né lo occupa interamente. Per tale motivo, il Sole impiega tempi diversi per attraversare l’effettiva finestra di ciascuna costellazione, tempi che a loro volta sono certamente minori di quello di attraversamento di un intero settore.
D'altronde, se gli astrologi etichettano le persone col nome di un determinato segno zodiacale, è giusto che si riferiscano alla costellazione interessata e non al suo settore che è cosa molto diversa!
 Per rendere l’idea, uso un’analogia. Facciamo finta che l’Africa e l’Europa siano due settori dello zodiaco e che Dakar e Parigi siano le costellazioni in essi contenute (ovvero siano due segni zodiacali). E’ evidente che non a tutti gli Africani possiamo dare la cittadinanza di Dakar ma solo a coloro che ivi abitano.    In modo analogo, non a tutti gli Europei possiamo dare la cittadinanza di Parigi ma solo a coloro che ivi vivono.
Gli astrologi, nel nostro caso, etichetterebbero come cittadini di Dakar tutti gli Africani e come cittadini parigini tutti i cittadini europei! 
Noi però sappiamo bene che a determinare i periodi temporali di ciascun segno zodiacale è sempre il passaggio del Sole nella relativa finestra astronomica. Orbene, questi tempi divergono moltissimo da quelli adottati dagli astrologi ed io ve li presento in contrapposizione tra loro. 
Ancor prima, apro un inciso e chiarisco che nella fascia dello zodiaco esiste un’altra costellazione, la tredicesima, chiamata “OFIUCO”. Si tratta di una costellazione tolemaica, posizionata tra Scorpione e Sagittario, in cui il Sole transita dal 29-11 al 17-12. Anche di questa costellazione gli astrologi non tengono conto, quasi che le sue stelle non avessero le stesse peculiarità delle stelle di altre costellazioni.
C'è anche da aggiungere che se dovessimo attribuire davvero degli influssi particolari alle costellazioni, non si capisce come mai ne siano state privilegiate solo 12  a fronte delle ben 88 conosciute.
Ad ogni modo, eccovi il prospetto dei veri periodi dei segni zodiacali, astronomicamente determinati, messi in contrapposizione con quelli arbitrari adottati dagli astrologi. 


                COSTELLAZ.         PERIODO REALE          PER. ARBITRARIO
 
PESCI
12-03
17-04
 
20-02
20-03
ARIETE
18-04
13-05
     
21-03
20-04
TORO
14-05
20-06
 
21-04
21-05
GEMELLI
21-06
19-07
 
22-05
21-06
CANCRO
20-07
09-08
 
22-06
22-07
LEONE
10-08
15-09
 
23-07
22-08
VERGINE
16-09
30-10
 
23-08
22-09
BILANCIA
31-10
22-11
 
23-09
22-10
SCORPIONE
23-11
28-11
 
23-10
21-11
OFIUCO
29-11
17-12
 
------
------
SAGITTARIO
18-12
18-01
 
22-11
21-12
CAPRICORNO
19-01
15-02
 
22-12
21-01
ACQUARIO
16-02
11-03
 
22-01
19-02


N.B.: talvolta le date riportate possono presentare la tolleranza di un giorno in quanto il passaggio del Sole da un settore all'altro non avviene esattamente alla mezzanotte.
 
 
 
Come si può notare, le differenze sono troppo evidenti e penso che non vi sia ulteriore bisogno di commenti.
Quello esposto è il fatto più eclatante ma di elementi scientifici che contrastano con l’astrologia ce ne sono ancora tanti. 
 
Potrei parlare di pianeti nani, oltre Plutone, che non sono considerati dagli astrologi…
Potrei ancora parlare delle innumerevoli lune di Giove, di quelle di Saturno, di Nettuno ed altre ancora di cui gli astrologi non tengono conto….
Potrei parlare di congiunzioni astrali che invece tali non sono.
Potrei parlare di distanze siderali elevatissime, tra le stelle, che senza dare adito a dubbi, sanciscono l’assoluta estraneità di esse con la vita dell’essere umano.
Potrei parlare infine di anisotropia per chiarire che le costellazioni, fisicamente non esistono…..
Mi rendo conto però, che non è questa la sede e forse, trattandosi di una materia arida, il tutto diverrebbe poco digeribile, quasi come “un mattone”.
 
Ciò detto, termino qui questo argomento e mi auguro che gli scettici diano più retta ai dati scientifici piuttosto che credere in assurde tesi senza riscontri.
 
 
                                                                                         D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (29)
Categorie: astrologia Grazie per i vostri commenti

 


domenica, 14 settembre 2008 ore 21:46
ASTROLOGIA:     Di che segno sei?
 
 
E’ dai primordi dell’umanità che l’essere umano interroga gli astri, il firmamento, le costellazioni, per carpire qualche arcano segreto. E fin qui tutto bene!
Il discorso cambia radicalmente quando dall’astronomia si passa all’astrologia.
Nel mentre registriamo che con l’avvento della scienza galileana crollarono finalmente gli assurdi dettami aristotelici, che per ben duemila anni erano considerati e studiati come la Bibbia, stranamente, nella nostra era dove le nozioni scientifiche sono alla portata di tutti, non siamo riusciti a rifiutare le innumerevoli idiozie che giornalmente ci vengono propinate con gli oroscopi presenti in ogni mezzo di comunicazione di massa.
Molti ci credono ed altri ancora appartengono alla categoria del “non è vero ma ci credo”.
Il tutto deriva dalla non conoscenza di quella parte di astronomia riguardante le stelle.
Sorvoliamo sugli albori dell’astrologia presso i Sumeri, i Babilonesi, i Greci e così via, in quanto dovrebbe essere chiaro che allora non vi erano le scoperte astronomiche attuali e pertanto si trattava solo di teorie non verificabili, dove la credulità popolare ne determinava nel tempo quasi la sacralità.
 
IPPARCO
 
Procediamo nel tempo e fermiamoci un attimo nel 150 a.C. quando l’astronomo Ipparco sentì la necessità di monitorare, per tutto l’anno, il movimento della Terra.
Egli pensò di creare una circonferenza nella volta celeste che fosse come la proiezione dell’equatore terrestre su di essa. Partendo dall’equatore ne determinò la larghezza che doveva essere appena di 16° (In effetti era l’ampiezza dell’eclittica, quell’orbita dove si osservavano eclissi ed altri fenomeni). La suddivise poi in 12 settori contigui, di 30° ciascuno, in modo da avere la chiusura dell’intera circonferenza celeste. 
A questo punto, penna alla mano, guardando in ciascun settore, individuò delle stelle che idealmente unì con una linea per creare un’immagine di costellazione ed attribuì un nome (i segni dello zodiaco). 
 
COME AVREBBE FUNZIONATO?
 
Una volta creata questa circonferenza ed avere determinato la costellazione in ciascun settore, c’era solo da osservare in quale costellazione nascesse il Sole col passare del tempo. Infatti, Ipparco potè constatare che, a partire dall’equinozio di primavera, il Sole nasceva in primis nel settore di Ariete e ad ogni mese successivo nel settore della costellazione zodiacale attigua, per rinascere poi, dopo 12 mesi, nuovamente in Ariete.
Come si vede, la funzione dei segni zodiacali aveva un fine prettamente scientifico e non quello di generare assurde teorie.
Va detto peraltro che questo sistema geniale ha funzionato benissimo ma ahimé avrebbe bisogno di essere “tarato” perché attualmente è sfasato. Ai tempi di Ipparco non si conosceva il terzo movimento terrestre, quello di precessione, il quale genera un giro a trottola dell’asse terrestre che si compie in circa 25000 anni! Tale tempo sembra troppo lungo per portare scompensi ed invece esiste una lenta ma costante variazione delle coordinate terrestri e questo determina una precessione degli equinozi tanto che attualmente, all’equinozio di primavera, il Sole non sorge più in Ariete, come ai tempi di Ipparco, ma nei Pesci ed anzi, tra seicento anni nascerà in Acquario.
Questo significa tra l’altro, che coloro che si identificano nati sotto un dato segno zodiacale dovranno ritenersi nati invece sotto il segno immediatamente precedente.
Gli astrologi, ahimé, non considerano questo dato di fatto e sono rimasti ai tempi di Ipparco.
 
Per non appesantire il discorso, per ora mi fermo qui, ma nel prossimo post tratterò degli altri elementi scientifici che contrastano palesemente con i dettami astrologici.
 
 
 
                                                                                                           D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (26)
Categorie: astrologia Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 30 agosto 2008 ore 17:08

 

 

Nel pomeriggio del  14 agosto scorso,  un nubifragio ha interessato la zona di Bellinzago Novarese, Oleggio, ecc. facendo danni elevatissimi sia alle abitazioni che all'agricoltura. Infatti, all'acqua si è aggiunta la grandine, con granuli che talvolta hanno superato i 10 cm di diametro.  Il risultato lo si può vedere, solo in parte, dalla foto che ho scattato nel sottotetto dello stabile condominiale  (Il tetto è stato ridotto ad un colabrodo).  Alla rottura del tetto è seguito l'allagamento del solaio e copiosa infiltrazione nell'appartamento sottostante. E' ovvio aggiungere che le autovetture in strada hanno avuto vetri rotti e bozze copiose sulla carrozzeria.

 

 

  Immagini varie e danni nubifragio 14 agosto 2008 068

P.link | Leggi i commenti (21)
Categorie: eventi Grazie per i vostri commenti

 


domenica, 10 agosto 2008 ore 15:31
 

Il mio scopo nel trattare argomenti astronomici non è quello di voler insegnare in primis questa scienza, in quanto si presume che ciò già sia stato fatto dalla Scuola.
Il fine che mi propongo è quello di completare l’argomento di dettagli importanti che spesso vengono ignorati e talvolta risultano completamente sconosciuti.
Ciò che caratterizzerà questo mio scrivere, sarà quindi la sinteticità dell’esposizione, da cui nasce il sottotitolo: “Astronomia in pillole”

 
 
 
NOTTE DI SAN LORENZO E STELLE CADENTI
 
 
Da millenni ormai l’uomo subisce il fascino delle stelle cadenti, che ovviamente stelle non sono, attribuendo loro arcani significati. All’avvistamento di tale fenomeno vi è la consuetudine di esprimere un desiderio, forse perché s’immagina di affidarlo ad una stella che fa il suo viaggio definitivo verso un mondo diverso e felice in cui sperare.
 
COSA SONO VERAMENTE?
 
Agli inizi e fino all’ 800, gli scienziati ritenevano che questi fenomeni fossero esclusivamente di tipo atmosferico se non meteorologico, da cui il nome di meteore.
Nonostante il nome sia rimasto, è da precisare che le meteore hanno origine ben diversa!
Esse provengono dalle comete, che seguendo le proprie orbite e transitando vicino al Sole, in parte evaporano lasciando una grande quantità di detriti, ghiaccio, polveri, ecc. che sotto l’effetto del vento solare, vanno a stazionare sia lungo le stesse orbite delle comete che altrove. Diverranno stelle cadenti quando entreranno in contatto con l’atmosfera terrestre.
 
 
LA NOTTE DI SAN LORENZO
 
Precisiamo subito che le meteore, si possono osservare durante l’intero anno e ciò, semplicemente perché i detriti lasciati dalle varie comete, durante i tanti anni del loro orbitare, si trovano disseminati anche nelle prossimità dell’intera orbita terrestre.
Per un fatto puramente statistico, già noto da alcuni secoli, è risaputo che nel mese di agosto è possibile avvistare più copiosamente che in altri mesi le nostre meteore.
La tradizione, proprio in considerazione dei copiosi avvistamenti nel mese di agosto, pone il fenomeno in analogia con le lacrime di S.Lorenzo, martirizzato il 10 agosto del 258 d.C.
Tale data infatti, viene presa a riferimento per indicare il giorno del possibile più copioso avvistamento di meteore. Ovviamente si tratta di dato statistico che ha i suoi limiti, infatti abbiamo dovuto registrare che nel mese di Novembre del 1833 ed in quello analogo del 1999, furono avvistate nel giro di un’ora, circa 9000 meteore, un numero straordinario che non trova paragoni con gli avvistamenti negli altri mesi dell’anno.
 
 
DETTAGLIO:
Ma allora questi detriti cadono verso la terra?
 
Questi detriti stazionano lungo le orbite delle comete ed altrove ma dobbiamo precisare che è la Terra, nel suo movimento orbitale, che va ad intersecare le orbite delle comete o comunque a dirigersi verso le zone dove si trovano i detriti in questione! Questo fa sì che essi  vengano attratti dal campo gravitazionale terrestre e nella loro corsa elevatissima (anche oltre i 45 km/s), si disintegrino causando il ben noto fenomeno della scia luminosa. Tutto ciò, senza alcun pericolo per la nostra Terra.
 
 
 
                                                                   D. Ventre
 

P.link | Leggi i commenti (14)
Categorie: astronomia Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 11 luglio 2008 ore 02:04

 

 

 

brillante

brillante

brillante

 Ricevo  da:

 

http://maximo67.splinder.com           

http://acquamarina67.splinder.com       

               http://sirablog.splinder.com                          

 

che ringrazio di cuore, il riconoscimento "Brillante Weblog"

 

 

Cosa significa Brillante Weblog?

“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.

Regolamento:

1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog

2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog"

3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene

P.link | Leggi i commenti (9)
Categorie: premi Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 04 luglio 2008 ore 02:47
C A N I C O L A
 
 
Due i rintocchi dal campanil de la Pieve,
 
una splendida perla nel verde campestre.
 
Nel terso cielo, uno stridio di passeri in volo,
 
e nel dorato campo di grano, buffo, un fantoccio
 
a larghe braccia, su un bastone troneggia.
 
Un fil d’acqua alla fonte in una calura opprimente.
 
All’ombra della quercia sostan gli armenti
 
e col suo gregge prende fiato l’anziano fiaccato pastore.
 
Sul vicino nastro d’asfalto, in lontananza si scorge,
 
quasi un miraggio, d’acqua mossa uno specchio,
 
ma è solo calura che esala nell’aria il dannoso bitume.
 
Il Sole dardeggia beffardo su tutti i bersagli.
 
E’ tempo di siesta ed è d’uopo aspettar da ponente,
 
gentile una brezza, che nuovo vigore a tutti ridoni.
 
Lento, lentissimo scorre il tempo nell’afa avvolgente.
 
Cinque i rintocchi dal campanil de la Pieve.
 
L’ occhio al quadrante il pastore rivolge, un fischio
 
al suo cane, e gli ovini dell’ovil riprendon la via.
 
Pian piano si sveglia la vita, migrando al tramonto,        
 
allorché il discorrer soffuso, del borgo riempie la via.
 
Intanto, ancora passeri in volo, e nel campo di grano,
 
buffo e indifferente, il fantoccio sempre troneggia.
 
 
D.Ventre
 
 

P.link | Leggi i commenti (13)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 04 luglio 2008 ore 01:53

Ricevo da  http://tamango.splinder.com    ...che ringrazio di cuore, il premio:

 

Best Graphic Award

Best Graphic Award

Questo premio nasce per tutti coloro che hanno un sito, un blog, un forum di grafica sia esso di tutorial oppure una semplice esposizione delle proprie creazioni
Come si assegna?
Semplice: una volta che avete ricevuto il premio, potete assegnarlo ad altre 10 persone. Se riceverete il premio una seconda volta, potrete assegnarlo altre 10 volte e così via.
Regole
1. Assegnate il premio solo a siti che rientrino nella categoria
2. Esponete il bannerino e le regole
3. Linkate il sito di chi vi ha assegnato il premio
4. Non rimuovete il link al sito *Shaina Design*

P.link | Leggi i commenti (1)
Categorie: premi Grazie per i vostri commenti

 


lunedì, 16 giugno 2008 ore 22:41
GIULIETTA E ROMEO – SHAKESPEARE HA COPIATO?
 
Leggendo Ovidio, ci si imbatte nel mito di PIRAMO e TISBE le cui vicissitudini sembrano calzare “a pennello” con quelle di Giulietta e Romeo, edite da Shakespeare.
Il dubbio del plagio è molto forte, anche se alcuni assolvono Shakespeare asserendo che egli abbia tratto solo l’ispirazione da questo mito. Siate voi a giudicare, sulla scorta dell’antico racconto che qui vengo a sintetizzare.
 
 
PIRAMO E TISBE
 
Piramo e Tisbe erano due giovani babilonesi che si erano innamorati pazzamente. Le loro famiglie erano contrarie a questo rapporto, tanto che dopo averli sorpresi a baciarsi, li rinchiusero nelle rispettive cantine. Il caso volle che la parete divisoria tra i due locali avesse una lieve fessura per cui i due giovani potevano parlare e scambiarsi ugualmente dolcissime parole d’amore.
Volendo evadere da quellq prigionia, concordarono di attrarre i loro guardiani in una trappola, di legarli e di impossessarsi delle loro chiavi, per poi fuggire e ritrovarsi nel bosco, laddove c’era una fonte ed un albero di gelso dai frutti bianchi.
Nel tranello vi cadde subito la nutrice di Tisbe, che era una donna alquanto ingenua. Piramo invece, con promessa di ricompensa, convinse il proprio guardiano ad aprire la cantina ed a dichiarare poi al padrone, di essere stato aggredito. La prima a fuggire fu Tisbe che subito si diresse verso il bosco, ma mentre era nei paraggi della fonte, vide una leonessa con la bocca sporca di sangue. Impauritasi, lei scappò verso un rifugio ma nella corsa, perse lo scialle che l’avvolgeva.
La leonessa, visto lo scialle, si avventò su di esso lacerandolo e sporcandolo con la sua bocca insanguinata e solo dopo un po’ di tempo, finalmente andò via.
Appena dopo, sotto al gelso, giungeva Piramo che, non vedendo la sua amata Tisbe, pensò subito che lei era stata divorata in quanto sul posto c’era solo il suo scialle lacerato ed insanguinato.
Il dispiacere fu infinito tanto che egli, in preda al dolore, non esitò a togliersi la vita col proprio pugnale.
(Il suo sangue irrorò il terreno ed il gelso ne trasse alimento, tanto che da quel giorno il suo frutto, da bianco divenne anche nero).
Mentre il povero Piramo esalava l’ultimo respiro, accorse Tisbe che intanto era appena tornata dal rifugio in cui si era nascosta, ma ella non poté fare altro che constatare la morte del suo amato. Anche lei, addolorata come non mai, si strinse al seno il suo amore e lo baciò. Alla fine gli prese il pugnale ed anche lei si trafisse, togliendosi la vita.
 
NB.: Come si vede, l’analogia tra le due opere è veramente marcata!
                                                                                                     
                                                                                                                                       D.Ventre
 

P.link | Leggi i commenti (18)
Categorie: letteratura Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 06 giugno 2008 ore 02:16

Con vero piacere ricevo dall'amica tamango , che ringrazio di cuore,

   il premio Arte y Pico Award.

                                                   

 

Per chi riceve questo premio:

 


 

 

 

1) Scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!

 

2) esibire il premio, riportando il nome del donatore e il collegamento al suo blog, così che tutti lo possano visitare;


3) riportare i nomi dei premiati e i collegamenti ai loro blog;


4) il premiato deve mostrare il collegamento al blog ARTE Y PICO, dove nasce l'iniziativa;


5)  pubblicare queste regole.

 

 

Intanto premio i primi  blogs sottonotati ai cui titolari faccio i miei complimenti:

 

http://matariele.splinder.com

http://lirazel.splinder.com

http://scagliedisogni.splinder.com

http://blog.libero.it/antoniettaalessi/

P.link | Leggi i commenti (19)
Categorie: premi Grazie per i vostri commenti

 


martedì, 03 giugno 2008 ore 02:32
IL DIVERBIO
 
 
Parole si veston di pietra.
Si veston di pietra i silenzi
e tra lor colloquian come tra sordi.
Ciascun al proprio castello
irti crea infiniti steccati!
 
Superbia s’affaccia al verone
e d’altri aspetta cenno di verbo.
Ahimé, questi è ricorso all’arrocco,
Un passo deciso su un lato
e si pone la torre a difesa!
 
Non vi son mediatori.
Ormai di lor imperi son regi.
Han voglia d’essere unici,
han voglia di nero fulgente,
non di colloquio ma di due soliloqui!
 
D. Ventre
 

P.link | Leggi i commenti (22)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


martedì, 20 maggio 2008 ore 01:21

UN SALUTO ED UN GRAZIE A TUTTI VOI

DA OGGI SARO' MENO PRESENTE SU QUESTO  BLOG

ESSENDO FUORI SEDE FINO A SETTEMBRE P.V.

P.link | Leggi i commenti (28)
Categorie: Grazie per i vostri commenti

 


sabato, 17 maggio 2008 ore 15:35

Novara1843

     UNA STORIA NELLA STORIA: La rassegna di Novara

 

 Scorrendo i libri di Storia, abbiamo imparato a memorizzare guerre, battaglie importanti, le loro date, i principali protagonisti, i vari strateghi e così via. Difficilmente però i libri parlano del dramma e del sacrificio di coloro che, volenti o nolenti, hanno dovuto affrontare fisicamente il nemico sul campo di battaglia. Tanta gente sacrificata e dimenticata. Tanti eroi sconosciuti che hanno scritto pagine gloriose e drammatiche allo stesso tempo.
Tra le tante celebri battaglie voglio ricordarne, solo per inciso, una indimenticabile: “la battaglia di Novara” del 23 marzo 1849, denominata anche “della Bicocca” (un quartiere di Novara, teatro di guerra con vicende alterne dei belligeranti).
Le parti in campo erano, da una parte l’esercito austriaco comandato dal generale Radetzky e dall’altra l’esercito piemontese al comando del polacco Generale Chrzanowsky.
In questa battaglia, dove le forze austriache erano di gran lunga soverchianti rispetto a quelle piemontesi, fu solo grazie al tradimento del Generale Ramorino (località Boffalora sul Ticino) e poi all’insipienza del Generale polacco, che vi fu la disfatta dell’esercito piemontese. La sera di tale triste giorno, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II, scegliendo l’esilio in Portogallo, dove morì poco dopo, nel mese di luglio.
La perdita di vite umane fu ingentissima e ciascuna parte in guerra, potè contare circa 5000 dei propri caduti. Costoro, come i caduti di tante altre battaglie, sono eroi ormai dimenticati dalla Storia.
Per la battaglia di Novara e per l'esercito piemontese, in controtendenza, vi fu il fine politico e poeta Costantino Nigra, già diplomatico e segretario di Massimo d’Azeglio e poi di Cavour, che volle dedicare ai caduti di quella battaglia, una splendida poesia che è pressoché sconosciuta. Tale poesia, intitolata “La rassegna di Novara”, e quì sottosegnata, vede il poeta immaginare che, nella notte che precede la ricorrenza del giorno dei morti, "al lume delle stelle" il defunto Re Carlo Alberto, passi in rassegna tutti i caduti di quella battaglia ed in primis, i caduti dei Carabinieri che come Corpo d'elite erano deputati non solo a far rispettare le leggi ma a partecipare alle operazioni belliche ed a difendere il Re. 
                                                                                                                                                  D. Ventre

 LA RASSEGNA DI NOVARA
 
Calma, severa, tacita, compatta,
ferma in arcione, gravemente incede
la prima squadra, e dietro al Re s'accampa
in chiuse file. Pendono alle selle,
lungo le staffe nitide, le canne
delle temute carabine. Al lume
delle stelle lampeggian le sguainate  
sciabole. Brillan di sanguigne tinte
i purpurei pennacchi, erti ed immoti
come bosco di pioppo irrigidito.
Del Re custodi e della legge, schiavi
sol del dover, usi obbedir tacendo
e tacendo morir, terror de' rei,
modesti ignoti eroi, vittime oscure
e grandi, anime salde in salde membra,
mostran nei volti austeri, nei securi
occhi, nei larghi lacerati petti,
fiera, indomata la virtù latina.
Risonate, tamburi; salutate,
aste e vessilli. Onore, onore ai prodi
Carabinieri!
                        Costantino Nigra

P.link | Leggi i commenti (13)
Categorie: storia Grazie per i vostri commenti

 


martedì, 13 maggio 2008 ore 00:55
LA V I T A …..IN RITARDO
 
 
E’ nato, è nato,che gioia! E’ nato, è nato!
E’ tutta una festa per questo bambino,
da tanti lustri voluto ed infine arrivato,
ed ora è smarrito e sembra un pulcino.
 
Ha gli occhi castani, è proprio carino
e cerca la mamma, ché la vuole toccare.
E’ ancora sfinito e piange un pochino,
ad essa si stringe per non farsi staccare.
 
Scorrono i giorni e vedi il tempo passare.
Il bambino è cresciuto e adesso è scolaro.
La mamma è contenta del suo avanzare
e spera che il figlio sia domani un notaro.
 
Studia il rampollo e le costa tanto denaro.
La mamma è giuliva, s’impegna e fatica,
sperando che il tempo non riservi l’amaro
e la vita contenga un tantino più aprìca.
 
Per mamma, che sempre è stata un’amica,
il tempo è volato, quasi come per gioco.
Il capello è imbiancato ed una ruga pudica
s’affaccia al suo viso, gravandolo un poco.
 
Terminata è la scuola e con alito fioco
il neo dottore sussurra: finalmente è finita!
La mamma lo guarda ma capisce ben poco,
il tempo è finito e nel figlio continua la vita.
 
 
D.Ventre
 
 
(Un figlio voluto a tutti i costi e venuto alla
luce in età molto avanzata dei genitori)
 
 
 

P.link | Leggi i commenti (42)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti

 


giovedì, 08 maggio 2008 ore 12:30
INFERNO E PARADISO - COSA CENTRA PLATONE?
 
 
            Vivendo in una società prevalentemente cristiana, ed in specie cattolica, sin da bambini ci è stata inculcata l’idea dell’unico Dio, la legge dei dieci comandamenti, il peccato mortale e quello veniale, il Paradiso, L’inferno, il libero arbitrio, ed altro ancora.
            Crescendo e diventando adulti e maturi, ci si comincia a porre delle domande in ordine a questi argomenti, cui alla fine si crede solo per puro atto di fede.
Il dubbio ci assale e ci chiediamo se altri, prima di noi credevano in queste cose.
            Diciamo che per il cristiano, il riscontro del Paradiso e dell’Inferno viene ulteriormente certificato dai Vangeli, per cui non vi sono dubbi storici. Peraltro è doveroso aggiungere che solo nel XII sec. fu introdotta dalla Chiesa la figura del Purgatorio, come luogo di purificazione delle anime che in vita non avessero commesso peccati mortali.
Detto questo, e dato per assodato che tutti conosciamo la definizione di questi luoghi ultraterreni, mi spingo in epoca pre-cristiana, presso i Greci, dove imperavano gli Dei, e tra il V e IV sec. a.C., incontro il nostro caro Platone.
A quei tempi era universalmente accettato che gli Dei, a loro discrezione, punissero o premiassero gli uomini che, a loro volta, nulla avrebbero potuto fare per cambiare le cose. 
            Platone scardinò questo modo di pensare ed asserì che l’uomo, in quanto anima, aveva il libero arbitrio di scegliere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, ed era egli stesso l’artefice del proprio destino e non gli Dei.
Nel suo gioiello letterario, “Repubblica” vado quindi a pescare il mito di Er, che mi permetto di sintetizzare e nel quale troviamo in buona sostanza, il libero arbitrio, l’Inferno, il Paradiso e forse anche il Purgatorio, anche se presentati ed operanti in maniera diversa.
 
 
IL MITO DI ER
 
Er, un valoroso guerriero, morì eroicamente in una battaglia e dopo dieci giorni, assieme ad altri corpi, fu recuperato per avere una degna sepoltura. Al dodicesimo giorno, mentre veniva messo su una pira per poi essere dato alle fiamme, resuscitò e raccontò di essere stato nell’aldilà.
Appena morto, la sua anima, assieme a molte altre, si era diretta verso un luogo bellissimo.
Qui, sulla sinistra, vi erano due grandi voragini che sprofondavano nella terra e delle quali una serviva per entrare nel baratro e l’altra per uscirne e, in modo analogo, altre due voragini, sulla destra, portavano in alto verso il cielo.
Le voragini sulla sinistra erano collegate ad un luogo di tortura e sofferenza, ed in esse vi erano dei guardiani feroci, fatti di fuoco, mentre quelle di destra portavano al cielo, in un luogo di indescrivibili visioni celesti, di godimenti e di gioia.
Giusto in mezzo, sedevano dei giudici che, dopo la sentenza, invitavano le anime buone a salire sulla destra, verso il cielo, non prima di aver appuntato sul loro petto il favorevole giudizio.
In modo analogo invitavano le anime ingiuste a discendere nella voragine di sinistra, dopo aver appuntato sulla loro schiena, l’elenco delle loro malefatte.
Presentatosi Er, per essere giudicato, gli fu detto che egli doveva tornare sulla terra ed il suo compito era di osservare tutto e di riferirlo poi agli uomini, in modo che potessero trarne insegnamento.
Così Er potè osservare che il sistema di giudizio consisteva nel decuplicare la pena o la ricompensa, in modo che chi avesse fatto del bene e fosse stato giusto, godesse dieci volte tanto, il bene fatto per gli altri (Paradiso temporaneo).
Analogamente chi era stato ingiusto od aveva fatto del male, e che non avesse compiuto delitti scellerati, riceveva una punizione decuplicata (Purgatorio).
In ogni caso, la pena od il godimento avevano una durata millenaria; infatti il parametro della vita valeva 100 anni, che decuplicato, per ogni atto, buono o cattivo, dava per l’appunto almeno 1.000 anni.
Per le anime, che avevano commesso delitti gravissimi od erano state empie contro gli Dei o contro i genitori, il periodo di punizione era marcatamente più lungo, a volte infinito (Inferno).
Cosa succedeva poi quando queste anime, nel bene e nel male, terminavano il loro periodo? 
Er ci dice che esse erano destinate alla reincarnazione, per cominciare una nuova vita terrena, al termine della quale sarebbero state nuovamente giudicate.
A conferma di ciò, egli potè notare che dalle voragini, sia di destra che di sinistra, uscivano numerose anime che avevano terminato il loro periodo di permanenza; candide e gioiose le prime e unte e sporche, nonché sofferenti, le seconde.
Tutte confluivano in un grande prato ed ivi rimanevano per sette giorni.
Incontrandosi tra loro, succedeva che ognuna chiedesse alle altre delle notizie su come avessero trascorso il proprio periodo e quale sistema fosse in uso nei luoghi da dove provenivano.
All’ottavo giorno, tutte si mettevano in cammino per ben quattro giorni, fino ad arrivare in un posto da dove potevano scorgere una colonna di luce iridata e luminosissima.
Potevano quindi ammirare il suo sommo splendore ed osservare che tutta la volta celeste era ancorata a questa colonna a mezzo dei suoi lembi, mentre alle estremità era appeso il meraviglioso fuso di Ananke (la Necessità o, se volete, il Destino immutabile).
Con Ananke vi erano le sue tre sorelle, le Moire, che cantavano rispettivamente: Lachesi il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro.
A questo punto, un araldo salito su un alto podio, così si esprimeva:
 
Parole della vergine Lachesi sorella di Ananke. Anime dall’effimera esistenza corporea, incomincia per voi un altro periodo di generazione mortale, preludio a nuova morte. Non sarà un dèmone a scegliere voi, ma sarete voi a scegliervi il dèmone. Il primo che la sorte designi scelga per primo la vita cui sarà poi irrevocabilmente legato. La virtú non ha padrone; secondo che la onori o la spregi, ciascuno ne avrà piú o meno. La responsabilità è di chi sceglie, il dio non è responsabile”
 
Ciò detto, l’araldo scagliava sui convenuti le sorti ed ognuno raccoglieva il proprio numero, che stava ad indicare l’ordine progressivo che ciascuno doveva rispettare, visto che la scelta della nuova vita doveva essere fatta da un’anima per volta.
L’araldo deponeva poi per terra un gran numero di vite di ogni specie di esseri viventi e di molto superiori al numero delle anime, le quali, rispettando il proprio turno, sceglievano una nuova vita che poi veniva ufficializzata dalle Moire.
Passavano infine sotto il trono di Ananke e si mettevano in cammino, raggiungendo l’afosa pianura del Lete, dove venivano costrette a bere l’acqua del fiume Amelete, che le induceva al sonno ed infine faceva dimenticare loro ogni ricordo della vita precedente.
Essendo infine addormentate, al sopraggiungere della mezzanotte, allo scoppiare di un tuono ed al verificarsi di un terremoto, si svegliavano e si trovavano immerse nella nuova vita da loro scelta.
Er non scelse una nuova vita e non bevve l’acqua dell’Amelete, per cui non dimenticò la vita passata, ma alla fine si svegliò sulla pira dove era stato deposto e potè raccontare la sua esperienza.
 
Come si può notare, a parte la reincarnazione, anche allora esisteva il concetto del premio e del meritato castigo, stante l’esistenza del libero arbitrio.
 
 
                                                         D.Ventre
 

P.link | Leggi i commenti (52)
Categorie: letteratura Grazie per i vostri commenti

 


martedì, 06 maggio 2008 ore 00:07
 
 
 
 
 
AURORA BOREALE -   (il dettaglio)
 
 
Vedere il cielo in piena notte, illuminarsi di colori straordinari e cangianti, è uno spettacolo bellissimo ed interessante.
Purtroppo questo spettacolo non è possibile vederlo alle nostre latitudini se non in casi veramente eccezionali.
Diciamo intanto che l’origine delle aurore boreali è determinata dal cosiddetto vento solare che è costituito da una gran quantità di elettroni e protoni che il Sole perde nel Cosmo.
La miliardesima parte di esso finisce sul nostro pianeta.
La domanda che ci poniamo in questo post riguarda il motivo per cui queste particolari aurore siano possibili in latitudini polari e non in zone temperate.
 
DETTAGLIO: I protoni e gli elettroni sono particelle elettricamente cariche; positivi i protoni e negativi gli elettroni.
Nel viaggio cosmico verso la terra, ad un certo punto s’incontrano con le forze del campo magnetico che avvolge il pianeta, e vengono attirate verso i poli magnetici, situati quasi nello stesso punto dove si trovano i poli geografici.
In questa corsa verso i poli, dove poi avviene la concentrazione, toccano l’alta atmosfera, cedono energia alle molecole circostanti e nella fase appena successiva del riequilibrio, avvengono le classiche scintille elettrostatiche o similari, che essendo innumerevoli , illuminano il cielo con colori vivaci e bellissimi.
Concludendo: Le aurore in questione sono visibili in zone polari perché ivi avviene la massima concentrazione di protoni ed elettroni, attirati dai poli del campo magnetico terrestre.
 
 
                                                                               D. Ventre


 

P.link | Leggi i commenti (28)
Categorie: astronomia Grazie per i vostri commenti

 


venerdì, 02 maggio 2008 ore 18:06

L’ANTICO CONTADINO


Di buon mattin la sveglia, al camino ancor la brace,
armenti serviti, all’asino il basto e via col carretto.
La strada sterrata, ai lati un fossato non certo protetto.
Il campo che aspetta di zappa, non un tocco fugace.

Raggiunto il traguardo, dal carro infin si scende.
Liberato il quadrupede, si rampognan gli astanti
acché a faticar si cominci, con l’aiuto pur dei canti.
Alacre è il lavoro e di tutti il contadin cura si prende.

Il Sole, ormai alto, di tutti le madide fronti imperla
e delle donne il lieto canto, di fatica il peso lenisce.
Il polso alla fronte, ciascuno il sudore talor pulisce
finché ad ognuno acqua e ristoro, per arrivo di gerla.

Del desinar è tempo. Sotto al pioppo, sul limitare,
ognun converge ed al suo fresco pezzo d’ombra locasi.
Frugale è il pasto e gaio il discorrere senza parafrasi.
L’ultimo bolo e di vino un bicchiere, poi giù a lavorare.

Fino a sera dell’opra il lavor continua, come i canti.
Il contadin, contento, del campo ammira il nuovo viso
e spera che acqua il cielo doni, ma non lo renda intriso,
per sani frutti raccoglier copiosi e ringraziar i santi.


                                                                     D. Ventre

P.link | Leggi i commenti (28)
Categorie: poesie Grazie per i vostri commenti